Imagine. What else?

Federica Fiumelli. “You may say I’m dreamer but I’m not the only one.”

Così cantava John Lennon nel 1971, nel video insieme alla sua amata Yoko Ono.

Donna dai misteri e profumi esotici ed orientali, grande artista del Novecento, portatrice sana di una smaterializzazione concettuale dell’universo, artista all’avanguardia da sempre.

Il loro, simbolo dell’amour fou, che brucia le anime affini e complementari.

Vista da molti come la rottura e la discordia tra i membri dei Beatles, in realtà Yoko Ono, è stata a detta dalla stesso Lennon, insegnante, moglie, amante e migliore amica, punto riferimento centrale ed essenziale degli ultimi anni di vita del cantante membro della band più famosa del Novecento.

Figlia di benestanti giapponesi, da subitola Ono, intraprese relazione con il mondo dell’arte.

L’incontro con Lennon non a caso avvenne in una galleria newyorkese durante una mostra della stessa. I caldi anni sessanta vedono la Ono protagonista di numerose e significative produzioni artistiche. Nel 1964 diede vita ad una performance che ha tutti i diritti di annoverarsi tra le più importanti della storia, Cut Piece, vede la Ono protagonista in una stanza vuota inizialmente vestita, nell’evolversi della situazione, i partecipanti potranno interagire con la stessa attraverso un atto altamente simbolico come quello di tagliare i vestiti indossati.

Attraverso interventi di questo tipo l’artista ha sempre voluto risvegliare la mente della gente, ridestarli dal torpore dell’usuale, dell’ordinario, del quotidiano e del senso comune.

“L’unico suono che esiste per me è il suono della mente”, “I miei lavori vogliono solo stimolare la musica della mente nella gente”,  e ancora “Occorre sbloccare il cervello” dichiara l’artista.

Maestra del think different, sempre nel 1964 è autrice di un’opera chiave per la sua poetica, un libretto di Istruzioni per l’arte e per la vita, Grapefruit.

Scritto dai consigli inusuali, veri e propri haiku in linea con la filosofia esistenzialista e zen della qualela Ono è intrisa.

“Metti su nastro il suono delle stelle in movimento. Non ascoltare il nastro. Tagliuzzalo e dallo alla gente in strada.” Oppure, “Ascolta il suono della terra che gira” e ancora “Ridi per una settimana” o “Fuma tutto ciò che puoi. Compresi i tuoi peli pubici.”

Ambiente, cosmo, smaterializzazione, pensiero, leggerezza, condivisione.

Come non si può pensare ad uno straordinario anticipo di piattaforme sociali di instant condivision come Facebook, Twitter, o Instagram, mezzi, i quale l’artista tutt’oggi usa, comunicando con i suoi fans followers.

Tra quest’ultimi posso esplicitamente in prima persona collocarmi, sentendomi come gli altri parte di operazioni artistiche recenti come Smiles Film o il website event 100acorns fresco fresco di pochi giorni fa, attraverso il quale su Instagram, tramite illustrazioni in bianco e nero, ripropone Grapefruit, con consigli come: Summer. Imagine a dolphin dancing in the sky. Let it damce with joy. Think of yourself at the bottom of the ocean watching. Mage a group of dolphins dancing in the sky. Blow kisses to them in your mind.

Piace a 70 persone. Commenti, confronti, la people that imagine all is possible, in situazioni paradossali aprendo la mente senza ogni tipo di paracadute, segue l’artista.

La descrizione, intro di 100Acorns è: Feel free to question, discuss, and/or report what your mind tells you. I’m just planting the seeds. Have faun. Love, yoko.

Con affetto e amore la Ono, rimane in contatto con i suoi stimatori, attraverso la parola chiave Imagine, tanto cara anche a Lennon.

La serie  recentemente caricata su Instagram riporta un cielo graffiato da soffici bianche nuvole sfumate, leggere, ed ecco che al centro una parola sovrasta: Imagine Peace, ela Ono ripete l’operazione ogni volta in lingue diverse, cinese, arabo, francese, italiano, giapponese, indiano, nessuno è escluso dal sogno di immaginare la pace.

L’ultimo obiettivo nel film-making è quello di assemblare in un filmato tutti i sorrisi del mondo.

“Io amo questa donna!” E’ stato il primo pensiero che ha accampato la mia mente mentre sul web quest’estate mi sono imbattuta nella notizia.

La partecipazione è delle più semplici, occorre caricare la foto di un sorriso, vostro, o di persone che conoscete, su Instagram o Twitter con il tag #smilesfilm.

Tutti e dico tutti, nessuno escluso, anche tu, curioso lettore che stai leggendo per caso queste righe e non ne sapevi niente prima, puoi esserci.

Democratica, troppo commerciale?

La relatività pirandelliana ci lascia libero arbitrio, lasciando alle persone di decidere se amare o dubitare delle intenzioni dell’artista.

La certezza è che dopo Forget It del 1966, le Chiavi di vetro per aprire il cielo del 1967, il Distributore d’aria del 1971, A box of smile del 1967 e tante altre opere, la Ono colpisce ancora, la volontà di un grande cerchio di persone che si abbracciano intorno ad un fascio di luce che sembra unire cielo e terra come nella foto dell’Imagine Peace Tower dedicata a Lennon, sembra essere un progetto duraturo, che riflette la poetica dell’artista giapponese.

E stavolta con un consiglio al giorno volenteroso di togliere da torno qualsiasi ipotetico medico, e con un sorriso (ammontano attualmente a 12.117 i sorrisi raccolti), Yoko ci spinge a volare lassù nel blu dipinto di blu, a immaginare la pace.

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