Klimt e la seta in bolle

Vincenzo B. Conti

Klimt. Le muse paglierine di Gustav Klimt, in mostra fino all’ otto luglio al Museo Correr di Venezia, ammaliano e seducono lo spettatore, mostrando la grazia terrena delle loro forme. Sono ancelle lontane, dame dal volto conturbante e arcano, misteriosa e violenta passione che il loro nome mal cela. Le figure klimtiane, lontane ormai dalla riproduzione fedele e celebrativa di una donna in purezza, schiudono le porte allo spettatore attento, rivelandogli la sulfurea anima, dietro lo sguardo fiero, dietro la veste ricca.

Franciacorta Satèn. Liscio, dai colori lussureggianti che spaziano tra le venature d’oro, splendente e con un anima morbida rotonda e matura, ricorda l’incantevole sensualità che distingue e impreziosisce la seta facendo vibrare i sensi. Una produzione giovane in una regione storicamente votata alla produzione di vino, il Franciacorta Satèn è interprete dell’eleganza dei grandi spumanti.

La Franciacorta è una zona collinare tra Brescia e l’estremità meridionale del lago d’Iseo, e deve il suo nome a “curtes francæ”, piccole comunità di benedettini insediatesi nell’alto medio evo in queste colline. Questi microcosmi  erano affrancate dal pagamento di dazi grazie al contributo dei frati già dediti alla bonifica dei territori e all’istruzione dei contadini per la coltivazione dei campi e per la coltura della vite. Ma il nome Franciacorta, attribuito agli omonimi vini, nasce sul finire degli anni settanta quando, durante una fase di grande fermento per l’enologia italiana, diversi imprenditori investirono e puntarono sulla coltivazione della vigna con l’intento di realizzare un degno concorrente delle più preziose bollicine mondiali. In poco tempo, molta dedizione e l’armonioso matrimonio tra sole e uve bianche, Chardonnay e Pinot bianco, la crescita è stata rapidissima fino all’odierno Franciacorta Satèn che, se pur giovane marchio, è già prodotto di punta della regione.

La produzione avviene con il “metodo classico” (utilizzato per il Talento DOC del Trento o per lo Champagne)tramite la seconda rifermentazione in bottiglia ma con un piccolo variante: durante il tiraggio per la presa di spuma, nella fase in cui si aggiungono zuccheri e lieviti, al Satèn si aggiunge una minore quantità di zucchero.  Grazie a questo piccolo accorgimento la pressione atmosferica all’interno della bottiglia è minore di altri spumanti creando un perlage leggero e soffice al palato. Un lungo periodo di affinamento, infine,  esalta in ogni singola bottiglia una morbida eleganza.

Delizioso come aperitivo, è un eccellente vino da conversazione.

Berlucchi dedica a chi ama degustare i vino meditando il suo Palazzo Lana Franciacorta Satèn, un extra brut, 100% chardonnay, con affinamento a contatto con i lieviti per almeno 48 mesi, seguito da altri 6 mesi dopo la sboccatura.

Non tradisce le aspettative all’aspetto visivo (spuma soffice, perlage delicato, colore giallo paglierino piuttosto intenso con lievi sfumature dorate) né al profumo (bouquet cremoso, con evidenti note floreali, tiglio in particolare, che si intrecciano a ricordi di pasticceria, burro e miele d’acacia); al palato la setosità floreale si lega a sensazioni quasi tattili di frutta matura, lieviti e pan brioche, in un insieme morbido e vellutato.

Temperatura di servizio 8°C, vol. 12%, 30 euro.

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