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diabolik

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The Artship 4

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CAVINATO -RICERCA#3

Tra origami e quarte di scena – Behind the Curtains

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Gustav Klimt - Moving Water, 1898 Olio su tela - Collezione privata, courtesy Museo Correr

Klimt e la seta in bolle

Vincenzo B. Conti Klimt. Le muse paglierine di Gustav Klimt, in mostra fino all’ otto luglio al Museo Correr di Venezia, ammaliano e seducono lo spettatore, mostrando la grazia terrena delle loro More »

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Rigore destrutturato. I giochi corporei di Thom Browne

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Fenomenologia della somiglianza. Evan Penny e la sfida al reale

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L’uomo urbano nella visione di Antony Gormley

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Il minimalismo e la vanitas intellettuale

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SFONDO EVENTI modulospaziocromatico1

Mostre, Eventi, Fiere e Vernissage

Bergamo, Gamec, Arte Povera in Città dal 6 aprile al 15 luglio 2012 info: www.gamec.it   Berna, Kunstmuseum Bern, Sean Scully, dal 9 marzo al 24 giugno 2012 biglietto intero: 7 euro More »

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L’archivio dell’immaginato

Paola Pluchino. Elisabetta Modena e Marco Scotti sono gli ideatori del progetto MoRE – Museum of refused and unrealised art projects. Due giovani ricercatori che hanno intrapreso un progetto innovativo e affascinante. Il More »

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Forever Kitsch. Andrea Salvatori , l’arte come battuta

Di C. S. “Lei dimentica tutto quanto un abile sezionatore può fare con i vivi (…) Certo, ci sono stati dei piccoli tentativi: amputazioni, recisioni della lingua, estirpazioni (…) Ebbene, nel caso More »

BALOON UN MARZO PAZB

Un Marzo “Paz” e Calabrese

Alessandro Cochetti. Marzo 1977: tra le pagine di ‹‹Alteralter››, una delle riviste di fumetti più importanti di sempre per il panorama italiano, usciva la prima puntata di Le straordinarie avventure di Pentothal, fumetto More »

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Il bon ton del Panopticon

Paola Pluchino. Avvezzi come siamo nel vestirci di cliché dimentichiamo sovente la ragione primigenia del nostro voler apparire: esercitare e mantenere un ruolo in un contesto dato. Più importante, prestigiosa e numerosa è More »

AZZURRO Portatori di storie, 2010, Shanghai, Padiglione Italia, EXPO.

Quando lo Studio Azzurro diventa tricolore

Francesco Mammarella. Torino. Non sembrano volgere al termine i festeggiamenti per il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia nel capoluogo della regione piemontese. Bissa infatti, presso le Officine Grandi Riparazioni di Torino,  l’allestimento multimediale “Fare More »

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Daniele che abitava in via XX Settembre

Andrea M. Campo.  Quante ore sono trascorse? Il freddo filtrato dai polmoni si è insinuato nelle viscere intorpidendo i sensi. Chissà se rivedrò la luce. La verità è che nessuno si abitua More »

Yeonju sung, Egg Plant, 2009 courtesy Galleria AKKA

L’art végétalien de Yeonju Sung

Margaux Buyck. Du 27 mars au 20 avril, la galerie AKKA Studio de Milan présentait une jeune artiste coréenne : Yeonju Sung dont le travail encensé dans son pays d’origine a également fait More »

Luca Sacchetti Il Castello di Aurora 20120 courtesy Galleria Paola Colombari

Il design spirituale a Milano

La redazione. In occasione dell’Expo al Salone del mobile la galleria Paola Colombari di Milano presenta la mostra Religious Contemporary Design. La gallerista presenta un portfolio di designer da Karim Rashid , David More »

MACADAM High Line New York City. Charles Mary Kubricht, Alive-nesses, 2011

Il Bello delle Città

L’arte e il benessere cittadino nel contesto italiano Elisa Daniela Montanari. Uno dei mali più gravi che, da tempo, colpisce le città di tutto il mondo, è il “male di crescita”. Le immigrazioni More »

regina José Galindo no perdenmos nada con Nacer 2000

Wake up Women

Al via il 22 aprile la XV  edizione della Biennale Donna organizzata dall’Udi di Ferrara grazie al sostegno delle istituzioni locali. La collettiva che ospita Naiza H. Khan, Yoko Ono, Loredana Longo, More »

DRAMMATURGIA FEMMINILE Dacia-Maraini

Lineamenti di una nuova drammaturgia femminile

Elena Scalia. Fin dall’antica Grecia, culla del teatro come luogo sacro della parola religiosa e politica, le donne hanno vissuto una lunga esclusione dalla scena. Prima del Cinquecento, infatti, si riscontrano solo rari More »

Piero Mottola, SOUND Sequenza cromatica emozionale E.21, Galleria Change, Roma, 1999

Il suono emozionale di Piero Mottola

Pasquale Fameli. La ricerca artistica di Piero Mottola (Caserta, 1967) travalica i confini italiani per porsi in dialogo con le più avanzate esperienze internazionali della sua generazione, quelle di artisti come Janet Cardiff More »

OPEN CALL Premi e concorsi

Gabriella Mancuso Bibbiena, Premio Cromica per l’Arte Contemporanea per la promozione dell’arte contemporanea primo premio: esposizione presso Palazzo Niccolini e inserimento nel catalogo termine ultimo di partecipazione: 30 giugno 2012   Bologna, More »

David

Michelangelo vs Yves Klein. Arte torna arte alla Galleria dell’Accademia

Martina Bollini. L’arte del Novecento vive e si alimenta dal confronto con l’arte dei secoli passati. Questo sembra costituire l’assunto in base al quale è stata pensata la mostra Arte torna Arte, che More »

PUNCTUM Urban Silence VI- 25x50cm- transfer su ferro

L’estasi e il memento nelle fotografie di Hannah Gauntlett

L’attimo perfetto non esiste, la fotografia ha bisogno di un’interpretazione, di un tempo diverso, di strumenti per rivelare la contemporaneità: dopo due anni di silenzio Hannah Gauntlett, fotografa freelance e globetrotter, torna More »

“Doppio d’autore – La poesia incontra l’arte” – Concorso nazionale di poesia The ArtShip – 1° Edizione

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Concorso nazionale di poesia The ArtShip – 1° Edizione Scarica il bando

“Doppio d’autore – La poesia incontra l’arte”

L’Associazione culturale The ArtShip, in collaborazione con la rivista The ArtShip Bulletin of Visual Culture indice la Prima edizione del concorso nazionale di poesia “Doppio d’autore – La poesia incontra l’arte”.

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Penelope è Ulisse

Penelope è Ulisse opera di Cristina Volpi_ph Cristina Volpi2

Scandicci. Domani alle 21, al Teatro Studio Krypton, si chiude la rassegna con OA. Cinque atti teatrali sull’opera d’arte, con la direzione artistica di Gianfranco Cauteruccio. Sarà la musica a condire l’atto conclusivo della rassegna, il cui tema, declinato grazie alla collaborazione di talentuosi musicisti – Clarice Curradi e Giovanna Berti (violini), Edoardo Rosadini(viola), Niccolò Curradi (violoncello) Lorella Centelli (contrabbasso)- e dall’artista Cristina Volpi, che, per l’occasione, sceglie di creare un abito da sposa in versione mimetica, facendo riecheggiare il leit motiv della serata Penelope è Ulisse. Nella performance questa volta Cauteruccio si avvale della collaborazione del GAMS ensemble, con il suo quintetto d’archi coordinato da Giovanna Berti. L’ensemble, insieme all’azione del danzatore Enrico L’Abbate e alla vocalità del narratore ripropone, come nei precedenti atti il numero sette. Questo atto si avvale di un testo originale del critico Marco Meneguzzo, che attraverso una attenta osservazione dell’opera di Volpi, offre chiavi di lettura poetiche; e di stralci dall’Ulisse di Joyce, nella fattispecie dal monologo di Molly Bloom. Le pagine joyciane, interpretate per la prima volta da un attore, balenano come tracce verbali nella densa tessitura sonora eseguita dal quintetto d’archi, che ingloba anche brani da Philip Glass, Azio Corghi, Koro Izutegui, Mariano Nocito, Giovanna Berti.

18 maggio alle 21.  Info www.compagniakrypton.it

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Ti interessi d’arte? Sai scrivere bene? The Artship, che promuove la Cultura in generale con particolare attenzione ai fenomeni di Cultura Visuale, è un progetto aperto ai suoi lettori. Collabora con noi. Invia, assieme a una breve nota biografica, il tuo contributo (recensioni, interviste, articoli, fotografie, elaborazioni grafiche, illustrazioni, saggi, poesie, racconti, video… tutto rigorosamente originale e inedito, e di cui detieni i diritti) in allegato a info@theartship.it, la redazione valuterà i contributi pervenuti e pubblicherà i migliori sul sito o sulla rivista.
Ma ricordati che:

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Giovani illustratori crescono

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È di ieri la notizia dei vincitori del premio Allucinazione Urbana: la città come paesaggio onirico.

A vincere la kermesse tra i 10 finalisti selezionati dalla redazione, tra una rosa di 30 partecipanti, sono stati a pari merito:

Al primo posto Giovanni di Disisto con l’opera Nostalgy e Stefano Scarano con Isonomia.

Al secondo posto Lucrezia Del Giudice con Gatto sulla Scrivania

Al terzo posto Diego de Simone con Gli Equilibristi.

Ai vincitori, che saranno pubblicati sul mensile The Artship, sarà dedicata una nota critica e una biografia ragionata, nell’ottica di premiare con l’apparato teorico il lavoro creativo di questi giovani illustratori.

Tra le molte presenze affluite ieri sera presso l’enoteca, la votazione ha avuto 180 partecipanti.

Si ringrazia inoltre Radio CittàFujiko e Radio Punto Radio per la media partnership e l’enoteca Alto tasso per l’ospitalità.

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Napoli Comicon

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Evento da non perdere per tutti gli appassionati del fumetto, Napoli Comicon apre i battenti con un programma molto ricco e variegato, coinvolgendo molteplici istituzioni nella prospettiva di trovare un punto di contatto  attraverso molteplici punti di vista.

Dal gioco molto serio dell’arte con OLTRE LA SOGLIA - Di Tito Faraci, o oggi con DOVE VA L’ANIMAZIONE ITALIANA? - Lo stato dell’arte oggi dopo i grandi tempi degli anni Settanta, quelli di Carosello, Gamma Film e Bruno Bozzetto.

Per i socialite, le cerimonie di premiazione per Imago e Premio Micheluzzi, passando per le proiezioni di cortometraggi, animazione 3D, Anime e manga.

Un appuntamento variegato che riesce a far conversare addetti ai lavori con il pubblico, cui viene affidato l’occhio della memoria, attraverso cui potrà conservare gelosamente il murales ritrovato di Andrea Pazienza (Padiglione America Latina), o ascoltare con rinnovata freschezza i dialoghi tra Diabolik ed Eva Kant, spolverati dagli archivi segreti di Rai Napoli e in occasione del Comicon ritrasmessi.

Comicon – Salone Internazionale del Fumetto – 28 aprile 1 maggio, Napoli.

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CONCORSO GIOVANI ILLUSTRATORI: Allucinazione Urbana. La città come paesaggio onirico

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The ArtShip, associazione per la divulgazione e promozione delle attività culturali, artistiche e creative, in collaborazione con la rivista The ArtShip-Bulletin of Visual Culture organizza un concorso per giovani illustratori, dal titolo Allucinazione urbana. La città come paesaggio onirico.

Il concorso si propone di promuovere l’opera di artisti emergenti, creando un’occasione di visibilità e un momento di confronto.

Le città, nate come microcosmo umano, luogo di organizzazione sociale, estensione dell’uomo che da singolo risponde alla sua esigenza di collettività, nel corso del tempo, hanno subito una trasformazione industriale che ha generato squilibrio, perdita d’identità, alienazione. Lontana dall’essere espressione umana la metropoli è diventata sede di sterili stratificazioni di mercati e genti. Eppure nel nostro immaginario la città riveste ancora l’idea di luogo generatore di socializzazione e partecipazione umana, di progresso e di pensiero.

Per partecipare al concorso è necessario creare un’illustrazione che sintetizzi la necessità dell’uomo di trovare nel paesaggio urbano la dimensione naturale, originaria.

Traducete su carta desideri, sogni, nostalgie o visioni di una città come rifugio umano.

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The Artship 4

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Questo numero, come sempre molto variegato e a volte antitetico negli interventi, ridisegna i rapporti e i topos in cui questa comunità si sviluppa e germoglia. —-

http://issuu.com/theartship/docs/theartship4

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Tra origami e quarte di scena – Behind the Curtains

CAVINATO -RICERCA#3

La materia impiegata dall’artista resta tutta e sempre inerte, morta, inespressiva, se non è condotta dal genio a spiritualizzarsi; a divenire cioè puro elemento di raffigurazione lirica simbolica. Il che equivale a sparire in quanto materia

Ardengo Soffici, Archivi del futurismo

Il giovane artista mantovano Paolo Cavinato (1975) espone fino al 9 giugno alla Galleria Milanese The Flat – Massimo Carasi, proponendo un ventaglio di opere che riprendono in parte la precedente esposizione, Geometrie Perfettibili. Cavinato estrapola lo studio sul piano, sulla retta linea di ricerca dove arte e architettura, virtuale e domestico interagiscono, sbrogliando la matassa della prospettiva. Nel tentativo di trovare la giusta interpretazione delle sue opere, bisognerà rivolgere lo sguardo oltre le classiche teorie dell’urbanistica di Jennaret  (Le Corbusier), per usare piuttosto queste opere come segno traccia, come mappa per gli studi compiuti dall’artista, sintesi delle influenze occidentali e orientali. Così come il nucleo principe della domus era ciò esso accoglieva, e quello per cui era preposto, cioè l’uomo, così Cavinato interpreta l’architettura come mappa, come modo d’interpretazione delle istanze dell’abitare.

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Klimt e la seta in bolle

Gustav Klimt - Moving Water, 1898 Olio su tela - Collezione privata, courtesy Museo Correr

Vincenzo B. Conti

Klimt. Le muse paglierine di Gustav Klimt, in mostra fino all’ otto luglio al Museo Correr di Venezia, ammaliano e seducono lo spettatore, mostrando la grazia terrena delle loro forme. Sono ancelle lontane, dame dal volto conturbante e arcano, misteriosa e violenta passione che il loro nome mal cela. Le figure klimtiane, lontane ormai dalla riproduzione fedele e celebrativa di una donna in purezza, schiudono le porte allo spettatore attento, rivelandogli la sulfurea anima, dietro lo sguardo fiero, dietro la veste ricca.

Franciacorta Satèn. Liscio, dai colori lussureggianti che spaziano tra le venature d’oro, splendente e con un anima morbida rotonda e matura, ricorda l’incantevole sensualità che distingue e impreziosisce la seta facendo vibrare i sensi. Una produzione giovane in una regione storicamente votata alla produzione di vino, il Franciacorta Satèn è interprete dell’eleganza dei grandi spumanti.

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Rigore destrutturato. I giochi corporei di Thom Browne

SPRING  2012

Rita Aspetti. Sulle passerelle di penultima generazione – classe 1965 – le collezioni si susseguono a ritmi frenetici raccontando di tempi e di luoghi lontani.

Quella del designer americano Thom Browne, Collezione Fall/Winter 2012, si dispiega in un ambiente che sembra ricordare una grande chiesa statunitense, all’interno del quale è possibile osservare una serie di bare affiancate da “manichini reali” rigorosamente vestiti allo stesso modo.

Di fronte, disposti oltre le transenne, i fruitori osservano le modelle che sfilano nel corridoio centrale, mostrando abiti dalle tinte che suscitano atmosfere macabre: tortora, antracite, cemento, nero, stucco, cammello, bianco, silver. I tessuti sono quelli caldi e morbidi dal peso notevole e non solo: panno di lana, tweed, pelliccia, plaid, maglia di lana, seta, lana bouclé, cotone, organza, specchietti, chiffon, feltro. Le forme sono prevalentemente scultoree: solidi sovrapposti che si inalberano sulla superficie dei capi e che dalle spalle scendono lungo il recto formando lunghi strascichi, come la schiena di leggendari dinosauri vissuti in tempi lontani dai nostri;

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Fenomenologia della somiglianza. Evan Penny e la sfida al reale

FENOMENOLOGIA penny murray studio 2008

Paola Pluchino. Sculture in silicone, resina, plastilina, a volte con inserti di capelli umani. Imponenti nella presentazione, perturbanti nella resa, talmente reali e concreti sembrano questi alti busti, questi autoritratti, questi corpi seri ed enigmatici che si prestano allo spirito voyeuristico dello spettatore. Avvicinandosi alle opere di Evan Penny si coglie il fascino della maniera accademica, il pedissequo perfezionismo nella resa dei volti, l’ espressività di queste nuove e ri – create maschere. Nella linea che congiunge il totemico al virtuale, l’artista genera delle sculture che possiedono contemporaneamente reminescenze naif (capelli) e materiali di sintesi della civiltà dell’oggi, aprendo alla più fumosa instabilità e corto circuitazione del tempo. Un fare innovativo che imperversa e seduce l’occhio del pubblico svelando come l’artificialità può essere più reale del mondo vivente. Un’opera che permetterebbe molteplici variazioni sul tema, dalla medicina declinando chirurgia estetica e clonazione, fino alle teorie mass mediali, tra finzione e società dello spettacolo (per dirla con un celebre saggio dello studioso Guy Debord[1]). Le opere di Evan Penny, presentate con questo allestimento per la prima volta alla Kunsthalle di Tübingen, successivamente al Rupertinum di Salisburgo, ora in mostra presso il Marca  di Catanzaro fino al 30 giugno, saranno poi portate all’Art Gallery di Ontario, patria adottiva dell’artista. L’esposizione è accompagnata da un’ampia monografia in italiano, inglese e tedesco pubblicato da Verlag der Buchhandlung Walther König, Colonia, con contributi critici di Alberto Fiz e David Moos, Evan Penny, Daniel J. Schreiber, Veit Ziegelmaier e dello stesso editore. Re -figurare, ossia rendere ultra reale il visibile, talmente tanto verosimile da apparire solo in seconda istanza falso. Su alcune di queste opere, come Panagiota del 2008, sembra sia passato un narciso specchiato, sembra che col gesto della mano abbia sfiorato il pelo d’acqua delle figure, deformandone il volto. Forse, da questo gesto, nasce  in Evan Penny, la volontà di indagare se stesso, studiando attraverso i suoi Self (portrait) l’identità dell’artista che produce un reale – immaginario.

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Serialità e revival di genere: il caso “Game Of Thrones”

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Davide Borgna. Lanciata da HBO lo scorso 1 Aprile, la nuova stagione di Game of Thrones conferma la vitalità della produzione seriale americana. In un momento in cui i generi cinematografici arrancano o appaiono esauriti nella ripetizione di formule stantie, i network televisivi offrono un ventaglio di prodotti in grado di resuscitare i modelli narrativi che avevano reso grande la Hollywood del passato: nessun filone sembra escluso dalla straripante creatività delle serie, si tratti di noir (The Killing), gangster-movie (Boardwalk Empire), gotico (American Horror Story), melodramma (il bellissimo Mildred Pierce di Todd Haynes) o western (Hell on wheels). In quest’ottica la televisione assume un ruolo analogo a quello delle major di un tempo, che governarono l’intrattenimento di massa fino agli anni 50. Soprattutto ne eredita l’immaginario e lo spirito produttivo, coniugando l’efficacia spettacolare con la finezza narrativa.

 

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L’uomo urbano nella visione di Antony Gormley

Antony Gormley, Space Station, 2007. Courtesy Galleria Continua San Gimignano

Paola Pluchino. Artista dal lungo e importante curriculum – tra queste le incursioni alla Biennale di Venezia e alla Documenta 8 di Kassel – Antony Gormley, londinese classe 1950, inaugura il 28 aprile alla Galleria Continua di San Gimignano una mostra elegante e sofisticata che simula la percezione dello spazio urbano all’interno del contesto museale. Puntellato da un ricercato fervore teorico, il nuovo progetto intitolato Vessel muove verso l’interazione dell’uomo con l’architettura, ibridando e sintetizzando i vari elementi nel “totem” dell’uomo architettonico: la visione “gormleyana” rivela cosi, nel gioco dei bianchi e dei neri, una rete di tangenze con le costruzioni minimali di Richard Serra.

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Il ritorno italiano di Salvador Dalì

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Tra stile e curatela in mostra al Vittoriano

Ilario D’Amato. “Salvador Dalì, un artista, un genio”, questo il titolo della mostra romana, visitabile fino al primo luglio, dedicata al grande artista spagnolo negli spazi espositivi del Vittoriano, che negli ultimi anni ha riservato parte della sua grande struttura per accogliere i capolavori di celebri maestri dell’arte contemporanea (l’anno scorso Van Gogh, il prossimo anno Guttuso).  A curare il ritorno di Dalì, dopo circa sessant’anni dall’ultima retrospettiva nella capitale del 1954 a Palazzo Pallavicini Rospigliosi, sono state Montse  Aguer, direttrice del Centre d’Estudis Dalinians de la Fundaciò Gala-Salvador Dalì di Figueres, e Lea Mattarella docente di Storia dell’arte contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli.

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Il giro del mondo in 3000 battute

doug menyuz, ritratto di Russell Brown in costume, Mountain view, California, 1989. Courtesy MAMM

Prendi William Congdon a Venezia, poeta del colore, fratello del più celebrato Jackson Pollock, indagando sulla sua vita e sulle sue amicizie, presto si svela la sua conoscenza, trasformata in una duratura liason, con Igor Stravinskij.

Navigando nel mare magnum dell’informazione la pittura si trasforma in azione e muove la ricerca delle fonti, delle somiglianze, dei fili e dei legamenti delle personalità. Da Stravinskij, la sponda d’obbligo appare la Russia zarista, rinnovato colosso dai piedi d’argilla che oggi si svecchia, vestendo i panni del contemporaneo. Cosi, al Museum of Multimedia Art di Mosca, ecco che il popolo russo celebra la propria foto – biennale, forse meno conosciuta e apprezzata dell’oltre moda del Whitney Museum di New York, e che suscita meno curiosità e interesse mediatico nel mondo calibrato sull’avanti veloce della critica d’arte.

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Ridere in lingua yiddish

i fratelli marx

Giuditta Naselli

“Tanto tempo fa, da qualche parte nell’Europa dell’est, un viaggiatore arrivò in una shtetl in pieno inverno. Lì fuori nella sinagoga, un vecchio stava seduto su una panchina, tremando per il freddo.
“Cosa fate qui?”, domandò il viaggiatore.
“Aspetto la venuta del messia”.
“Un incarico davvero di grande importanza”, disse il viaggiatore. “Immagino che la comunità vi paghi un congruo compenso per questo”.
“Niente affatto”, disse il vecchio. “Non mi pagano nulla. Mi lasciano soltanto star seduto sulla panchina. Giusto ogni tanto esce qualcuno e mi porta qualche cosetta da mangiare”.
“Dev’essere dura”, osservò il viaggiatore. “Ma anche se non vi danno nulla, avranno per voi certamente una grande venerazione dal momento che vi siete assunto questo incarico così gravoso”.
“No per nulla”, fece il vecchio. “Pensano tutti che sia pazzo”.
“Non capisco”, disse il viaggiatore. “Non vi pagano. Non vi rispettano. Ve ne state qui al freddo, a battere i denti, affamato. Che razza di lavoro è questo?”.
Il vecchio rispose: “è un lavoro fisso”

Tratto da Franco Palmieri, La letteratura della terza diaspora, Ravenna, Longo, 1973.

La storia degli ebrei è la storia di un popolo, disperso in migliaia di comunità, che nel corso di venti secoli ha alternato periodi di benessere – in cui si  è affermato nel paese che abitava, assumendone la lingua e partecipando alla vita sociale e culturale – a periodi di persecuzione e di esilio.

Il popolo ebraico, più di ogni altro, ha esorcizzato la tragicità della sua (S)storia approdando al mondo dell’arte e servendosi dell’umorismo come strumento di comprensione umana e come arma in grado di ridicolizzare i potenti e i persecutori.

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La strada bianca

Daniela Novello Convivio 2008 Courtesy Fondazione Lercaro

La collezione della Raccolta Lercaro è composta da 1600 opere, ed ha avuto origine  da alcune opere che furono donate al Cardinale Giacomo Lercaro in occasione del suo ottantesimo genetliaco.  Nella raccolta sono presenti opere di altissimo valore artistico, tra le quali opere di Francesco Messina, Giacomo Manzù, Marino Marini e Arturo Martini.

Presso la Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro – Raccolta Lercaro e in collaborazione con la Galleria San Fedele Milano Venerdì 13 aprile 2012 è stata inaugurata la mostra Con Gli Occhi Alle Stelle giovani artisti si confrontano col Sacro.

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Il minimalismo e la vanitas intellettuale

Agostino Bonalumi Nero Fondazione Solomon R Guggenheim Venezia donazione anonima

Paola Pluchino

Occorre lavorare sulla ridefinizione della produzione, sulla ridefinizione del rapporto uomo e materia perché l’uomo possa ritrovare il proprio spazio senza essere attanagliato, asfissiato, ricoperto da un mucchio di cose futili, generalmente portatrici di simbolismi estremamente dubbi.[1]

L’universo estetico del Minimalismo è retto da regole logico-formali, come la semplificazione espressiva, il rigore geometrico, l’essenzialità delle forme, la modularità delle componenti e l’artificialità dei materiali[2]. L’analisi intorno al filone del Minimalismo, movimento sviluppatosi intorno agli anni Sessanta  negli Stati Uniti, mostra  immediatamente tutto il suo appeal poliedrico, la sua componente prima e fondante: ridurre secondo parti minime la realtà seguendo una volontà sintetica e chiarificatrice.[3] Già nel 1972 Gregory Bateson, nel suo saggio Verso un’ecologia della mente, forniva le coordinate per un nuovo approccio intorno alle dinamiche più proficue per una riflessione e una giusta forma di appropriazione del pensiero contemporaneo occidentale. Insieme allo studioso, sul confine tra epistemologia ed ermeneutica, si muove oggi, una pletora di intellettuali e simpatizzanti, con l’implicita volontà di tracciare le linee guida per un vivere elegante e svelto, spogliato da mille futili oggetti,

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Mostre, Eventi, Fiere e Vernissage

SFONDO EVENTI modulospaziocromatico1

Bergamo, Gamec, Arte Povera in Città

dal 6 aprile al 15 luglio 2012

info: www.gamec.it

 

Berna, Kunstmuseum Bern, Sean Scully,

dal 9 marzo al 24 giugno 2012

biglietto intero: 7 euro

biglietto ridotto: 5 euro

info: www.kunstmuseumbern.ch

 

Bolzano, Museion, Art=Life=Art.Dada>Fluxus

dal 15 febbraio 2012 al 24 febbraio 2013

biglietto intero: 6 euro

biglietto ridotto: 3.50 euro

info: www.museion.it

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L’archivio dell’immaginato

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Paola Pluchino. Elisabetta Modena e Marco Scotti sono gli ideatori del progetto MoRE – Museum of refused and unrealised art projects. Due giovani ricercatori che hanno intrapreso un progetto innovativo e affascinante.

Il progetto segue il profilo di molte delle idee sostenute in questo periodo: bassi costi, eccellenza nei contenuti, forte presenza tecnologica.

Alla prima parte dell’intervista sono stati invitati a rispondere entrambi, la seconda, presenta nelle sue linee generali il progetto mentre la terza apre allo studio più teorico di germinazione dell’idea.

Piacere di conoscervi: Elisabetta Modena, Marco Scotti

Età:

EM: 31

MS: 31

Studi:

EM: Laurea in Conservazione dei Beni Culturali e Dottorato di ricerca in Storia dell’arte e dello Spettacolo, Università degli Studi di Parma.

MS: Laureato in Conservazione dei Beni Culturali, e attualmente dottorando in Storia dell’Arte, presso l’Università degli Studi di Parma.

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Forever Kitsch. Andrea Salvatori , l’arte come battuta

waiting on the moon


Di C. S.

“Lei dimentica tutto quanto un abile sezionatore può fare con i vivi (…) Certo, ci sono stati dei piccoli tentativi: amputazioni, recisioni della lingua, estirpazioni (…) Ebbene, nel caso delle estirpazioni si verificano alterazioni di ogni genere, di carattere secondario: alterazioni del pigmento, psichiche, o, nei tessuti grassi, di secrezione. Senza dubbio, lei avrà sentito parlare di queste cose.”[1]

Queste parole pronunciate dal mitico dottor Moreau, uno dei personaggi piú noti nella letteratura di fantascienza, appartenente al romanzo di Herbert George Wells, sono la perfetta  premessa per introdurre il lavoro di Andrea Salvatori, enigmatico e particolare artista romagnolo che ha fatto della ceramica parte fondamentale del suo lavoro.

Come Moreau cercava l’umanizzazione di creature animali tramite diversi processi di vivisezione, asportazione di tessuti e trapianti di arti, Salvatori ci invita ad entrare al suo mondo,costituito da piccoli interventi, nel quale si unisce l’estetica del ‘700, con quella delle prime generazioni di manga e comics giapponesi introdotti in Europa durante i primi anni Settanta e il gusto per il kitsch. Salvatori, nel suo studio, unisce il suo amore per il design, il suo fascino per l’antiquariato, per la tradizione e per i metodi artigianali; e come un animista dà vita a un variegato ventaglio di soggetti e di raffigurazioni surreali che fanno parte del suo immaginario personale.

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Un Marzo “Paz” e Calabrese

BALOON UN MARZO PAZB

Alessandro Cochetti. Marzo 1977: tra le pagine di ‹‹Alteralter››, una delle riviste di fumetti più importanti di sempre per il panorama italiano, usciva la prima puntata di Le straordinarie avventure di Pentothal, fumetto d’esordio di uno sconosciuto studente universitario del DAMS bolognese, Andrea Pazienza. La grafica sembra essere una rielaborazione delle ultime trovate francesi degli Umanoïdes Associés; la trama mescola (in modo originale anche se non innovativo) il mondo onirico e quello reale; il protagonista è un antieroe, nonché alter ego dell’autore che, più che vivere, viene “vissuto” dagli eventi e dall’ambiente che lo circondano: le contestazioni giovanili nella Bologna settantasettina, le università occupate, i collettivi studenteschi, etc. Eppure, per il fumetto italiano è un punto di svolta. Pazienza, ben presto, sarà annoverato tra i più grandi autori di fumetti della storia nazionale, malgrado una carriera poco più che decennale, interrottasi a causa della sua prematura morte avvenuta nel 1988.

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Il bon ton del Panopticon

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Paola Pluchino. Avvezzi come siamo nel vestirci di cliché dimentichiamo sovente la ragione primigenia del nostro voler apparire: esercitare e mantenere un ruolo in un contesto dato. Più importante, prestigiosa e numerosa è l’occasione, più lo sfoggio di pseudo conoscenze  e luoghi comuni si fa alta, ulteriormente, più è grande il pollaio in cui starnazzare e più è probabile beccarci. Capita a volte di doversi liberare dalle grandi code pavonesche che ottundono la vista, come novelle siepi. In questi luoghi, e nell’ affaire di questa dinamica, fluida e distante dalla geometria pura,  gli abitanti  di questo campo culturale sono molto spesso  mossi da due spinte uguali e contrarie: partecipano ad un sentimento di condivisione che genera complessità, e parimenti provano a demolire il vicino impiegando il suo tempo costringendolo all’ascolto di informazioni vacue. Da ciò ben si evince come il pollaio e lo stagno coincidano.

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Quando lo Studio Azzurro diventa tricolore

AZZURRO Portatori di storie, 2010, Shanghai, Padiglione Italia, EXPO.

Francesco Mammarella. Torino. Non sembrano volgere al termine i festeggiamenti per il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia nel capoluogo della regione piemontese. Bissa infatti, presso le Officine Grandi Riparazioni di Torino,  l’allestimento multimediale “Fare gli italiani 1861 – 2011”, una coinvolgente esperienza pluri-sensoriale, volta a raccontare la storia dell’Italia, dall’unificazione fino ai giorni nostri, attraverso due possibili percorsi didattici, uno cronologico e l’altro diviso per gruppi tematici. La mostra, che ha avuto inizio il 17 marzo, sarà aperta fino al 4 novembre, e ha già in questi due estremi temporali l’essenza del messaggio unificatore di cui è portatrice, rimandando con la prima data al cambiamento di denominazione, nel 1861, del Regno di Sardegna in Regno d’Italia e, con la seconda, all’anniversario della vittoria italiana sull’Impero Austro-Ungarico nel 1918. Realizzato dalla città di Torino e dal Comitato Italia 150, con la collaborazione del Teatro Stabile di Torino, “Fare gli italiani” è un progetto sviluppato dal laboratorio Studio Azzurro, sotto la direzione artistica di Paolo Rosa. La scelta di affidarsi al laboratorio milanese ha fortemente caratterizzato l’intero evento culturale in quanto la compagine milanese ha fatto dell’interattività sensoriale il suo più recente marchio di fabbrica, in linea con il gusto sperimentale che l’ha caratterizzata sin dal 1982, quando Fabio Cirifino, Paolo Rosa e Leonardo Sangiorgi, a cui si aggiunge nel 1995 Stefano Roveda, decidono di dare inizio alla loro ricerca artistica attraverso la realizzazione di video-ambientazioni. Dal loro primo lavoro, Luci d’inganni, una video-ambientazione realizzata per presentare parte degli oggetti appartenenti alla collezione Menphis di Ettore Sottsass, le sperimentazioni dello Studio Azzurro conoscono un continuo e duraturo successo. Delle numerose installazioni presentate nel primo decennio della loro attività,

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Daniele che abitava in via XX Settembre

dali Angelus architettonico di Millet (1933), Madrid, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía

Andrea M. Campo. 

Quante ore sono trascorse? Il freddo filtrato dai polmoni si è insinuato nelle viscere intorpidendo i sensi. Chissà se rivedrò la luce. La verità è che nessuno si abitua al buio. Come ne “Il pozzo e il pendolo”. Non ricordo il nome del protagonista. Chiuso in una stanza priva di finestre avanzava lungo le pareti tentando di capire dove si trovasse. E anche io come lui, non potendo usare i miei occhi, rimango stordito, immobile in questa gelida oscurità.

Stupidi uomini.

Stupidi.

Lasciamo che la percezione del mondo sia condizionata dall’ultimo dei sensi, forse il più fragile; il buio, prima benevolo compagno che nasconde gli orrori del mondo, diventa il nostro peggior nemico e divora ogni minaccia per divenire pericolo esso stesso.

Ho sempre amato Allan Poe e le perverse atmosfere oniriche delle sue storie. Da bambino, nascosto sotto le coperte con una piccola torcia, aprivo una pagina a caso e leggevo, immergendomi in un abisso cupo. Credevo che oltre le coperte si nascondesse l’orrore di quelle pagine.

Ripensandoci, lui poteva muoversi. Lui, il protagonista del racconto di Poe, dico.

Io a malapena riesco ad alzare le dita. E il dolore alle gambe sta diventando insopportabile.

Non riesco più a muovere neanche quelle.

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L’art végétalien de Yeonju Sung

Yeonju sung, Egg Plant, 2009 courtesy Galleria AKKA


Margaux Buyck
. Du 27 mars au 20 avril, la galerie AKKA Studio de Milan présentait une jeune artiste coréenne : Yeonju Sung dont le travail encensé dans son pays d’origine a également fait l’objet de diverses expositions aux Etas Unis.

Pour sa première venue en Europe, l’artiste a choisi la capitale de la mode italienne, Milan, pour présenter ses créations. Pour ceux qui ont manqué l’événement Yeonju Sung revient à Milan, début 2013 sous l’égide cette fois-ci de Francesca Alfano Miglietti.
On ose espérer qu’une exposition se tiendra dans une autre patrie de la mode et de l’art de bien manger…

Art, Mode et Nourriture.
D’Arcimboldo à Dimitri Tsykalov en passant par des évènements tels que les défilés de haute couture lors des salons du Chocolat, les aliments ont sans cesse fait l’objet de détournement de leur fonction première pour devenir de véritables sources d’inspiration cathartique pour les artistes.

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Il design spirituale a Milano

Luca Sacchetti Il Castello di Aurora 20120 courtesy Galleria Paola Colombari

La redazione. In occasione dell’Expo al Salone del mobile la galleria Paola Colombari di Milano presenta la mostra Religious Contemporary Design. La gallerista presenta un portfolio di designer da Karim Rashid , David Palterer , Antonio Cagianelli , Pawel Grunert, Luca Sacchetti ad Artisti come  Blue and Joy , Maïmouna Patrizia Guerresi , Matteo Peretti. L’inaugurazione alla galleria Paola Colombari si inserisce all’interno del Milano design week che coinvolge in fuori salone molte gallerie di via Maroncelli che da alcuni anni sta subendo interventi di riqualificazione urbana. Germinando all’interno di un bacino complesso di teorie che vanno dal Feng Shui allo spirituale futurista, il design spirituale fonda le sue basi sulla trascendenza del materiale, sfruttando i prodotti propri del design,

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Il Bello delle Città

MACADAM High Line New York City. Charles Mary Kubricht, Alive-nesses, 2011

L’arte e il benessere cittadino nel contesto italiano

Elisa Daniela Montanari. Uno dei mali più gravi che, da tempo, colpisce le città di tutto il mondo, è il “male di crescita”. Le immigrazioni di massa, le ricostruzioni post-guerra, l’incremento demografico causano un’espansione selvaggia degli agglomerati urbani. Le città crescono implacabilmente senza un piano urbanistico che controlli le nuove trasformazioni e si faccia carico di salvaguardare il benessere degli abitanti. Le conseguenze si traducono nella snaturazione dei centri storici, nella costruzione di periferie povere di servizi, nella perdita delle comunità e conseguentemente nell’emarginazione culturale. Il modello di espansione è basato sul principio per il quale a una crescita quantitativa della popolazione corrisponderebbero maggiori consumi, che porterebbero a una migliore qualità della vita. La popolazione è però lasciata a se stessa, vige l’assenza di uno stato sociale che si prenda cura dei bisogni dei cittadini, perdura il sacrificio del benessere e dell’armonia tra ambiente e individuo, per inseguire questo concetto falsato di sviluppo. Tale modello di espansione con il tempo ha mostrato i suoi limiti. Un aumento del reddito e dello sviluppo economico non ha corrisposto, infatti, a una migliore esistenza nell’ambiente in cui si vive.

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Wake up Women

regina José Galindo no perdenmos nada con Nacer 2000

Al via il 22 aprile la XV  edizione della Biennale Donna organizzata dall’Udi di Ferrara grazie al sostegno delle istituzioni locali. La collettiva che ospita Naiza H. Khan, Yoko Ono, Loredana Longo, VALIE EXPORT, Regina José Galindo, Lydia Schouten, Nancy Spero, è allestita nelle sale del Padiglione di Arte Contemporanea del Comune di Ferrara, su quello stesso corso che ospita altre importanti realtà espositive come il contiguo Museo Giovanni Boldrini, il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea Filippo de Pisis e il tangente Palazzo dei Diamanti (in contemporanea con la mostra Sorrolla. Giardini di Luce fino al 17 giugno).

La Biennale di quest’anno si confronta con il tema dell’arte declinando una violenza al femminile, attraverso un accostamento ossimorico in cui la donna è vittima ma dove è  chiaro l’intento di ridare dignità

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Lineamenti di una nuova drammaturgia femminile

DRAMMATURGIA FEMMINILE Dacia-Maraini

Elena Scalia. Fin dall’antica Grecia, culla del teatro come luogo sacro della parola religiosa e politica, le donne hanno vissuto una lunga esclusione dalla scena. Prima del Cinquecento, infatti, si riscontrano solo rari casi di autrici per il teatro; si tratta in genere di religiose, come  Rosvita di Gandersheim,  che fra le mura del convento si dedicavano  allo studio, alla scrittura e spesso alla messa in scena delle pièces. In seguito, nel Rinascimento, alcune famose cortigiane scrissero drammi dimostrando grande abilità letterarie e drammaturgiche ma è solo con la Commedia dell’Arte che le donne diventano per la prima volta protagoniste sulla scena, scrivono il “canovaccio”, assumono ruoli rilevanti nelle compagnie fino ad ottenere spesso anche  la nomina di capocomico. In seguito la drammaturgia femminile ha vissuto diverse fasi, legate spesso alla situazione sociale, alternando momenti di grande vivacità,

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Il suono emozionale di Piero Mottola

Piero Mottola, SOUND Sequenza cromatica emozionale E.21, Galleria Change, Roma, 1999

Pasquale Fameli. La ricerca artistica di Piero Mottola (Caserta, 1967) travalica i confini italiani per porsi in dialogo con le più avanzate esperienze internazionali della sua generazione, quelle di artisti come Janet Cardiff (1957) o Brandon LaBelle (1969), nati intorno agli anni Sessanta del Novecento, che operano sulle possibilità “ambientali” del suono attraverso le nuove tecnologie, svincolandolo dal dominio esclusivamente temporale della sequenzialità musicale. Si tratta di uno stadio più avanzato di quel processo iniziato con le pratiche performative di operatori estetici quali John Cage (1911-1992) o Giuseppe Chiari (1926-2007) e proseguito con le installazioni sonore di Max Neuhaus (1939-2009) o Bernhard Leitner (1938) che hanno aperto alla concezione del suono come l’elemento più fluido e smaterializzato attraverso cui gestire lo spazio artistico contemporaneo. Le possibilità di registrazione e riproduzione permettono, infatti, di considerare e utilizzare il flusso sonoro come un vero e proprio “oggetto” dinamico e di collocarlo all’interno di un ambiente, renderlo parte di esso e farlo interagire con i fruitori che lo occupano, aprendo loro nuove e nutrienti possibilità relazionali. Tutto questo avviene proprio grazie al fenomeno della

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OPEN CALL Premi e concorsi

Gabriella Mancuso

Bibbiena, Premio Cromica per l’Arte Contemporanea

per la promozione dell’arte contemporanea

primo premio: esposizione presso Palazzo Niccolini e inserimento nel catalogo

termine ultimo di partecipazione: 30 giugno 2012

 

Bologna, Alto Tasso, Allucinazione urbana. La città come paesaggio onirico

Concorso per giovani illustratori

Premio di partecipazione: tutte le opere selezionate saranno esposte gratuitamente

Primo premio: pubblicazione e commento critico sulla rivista The Artship

termine ultimo di partecipazione: 6 maggio 2012

info: www.theartship.it

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Andrea Salvatori ad Imola. Vernice 21 aprile

8.Ikebana Mon Amour, 2010, ceramica e plastica, 46x42x78 cm.

NAIV  – VAIN ( macedonia dal tedesco Naiv ingenuo e dall’inglese Vain Vanitoso) è il titolo della mostra di Andrea Salvatori, curata da Chiara Cardinali,  visibile fino al 2 giugno in due sedi imolesi: presso i Musei di San Domenico e nello spazio, ancora vergine, dell’Associazione culturale Pomo da DaMo. La personale dell’artista si inserisce all’interno di un progetto più ampio, Bianco3, che coinvolgerà di volta in volta un diverso artista. Il progetto, in collaborazione con l’associazione culturale Il Pomo da DaMo e l’Assessorato alla cultura/Musei civici di Imola,  ha per obiettivo lo sdoganamento del contesto museale tradizionalmente inteso, in favore di una maggiore permeabilità tra  museo come white cube (spazio bianco chiuso) e intervento site – specific .

 

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Michelangelo vs Yves Klein. Arte torna arte alla Galleria dell’Accademia

David

Martina Bollini. L’arte del Novecento vive e si alimenta dal confronto con l’arte dei secoli passati. Questo sembra costituire l’assunto in base al quale è stata pensata la mostra Arte torna Arte, che si terrà presso la Galleria dell’Accademia di Firenze, a partire dall’8 maggio.

Questa mostra mette in dialogo le opere conservate in Galleria con quelle dei più importanti artisti del secolo passato, da Picasso a Bill Viola. Questo incontro/scontro si materializzerà, infatti, sia nelle sale dedicate alle esposizioni temporanee sia in quelle della collezione permanente che, oltre alle celeberrime sculture di Michelangelo, ospita un’ampia raccolta di pittura fiorentina medievale e rinascimentale. Chissà che non vedremo il Prigione del Buonarroti affiancato a quello di Yves Klein.

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L’estasi e il memento nelle fotografie di Hannah Gauntlett

PUNCTUM Urban Silence VI- 25x50cm- transfer su ferro

L’attimo perfetto non esiste, la fotografia ha bisogno di un’interpretazione, di un tempo diverso, di strumenti per rivelare la contemporaneità: dopo due anni di silenzio Hannah Gauntlett, fotografa freelance e globetrotter, torna con una mostra- retrospettiva al Maab di Padova (fino al 12 maggio). Una cinquantina di opere che indagano sulla dimensione della fotografia non come analisi dell’attimo, dell’hic et nunc, ma come mezzo espressivo suscettibile di manipolazioni successive dove affiorano lo smarrimento dell’individuo, la solitudine della presenza, l’imperante movimento dei non luoghi. Non a caso, la Gauntlett fotografa in grandi e dispersivi luoghi pubblici, luoghi di passaggio in cui l’esserci è transitorio, in cui anche chi fotografa scompare in una trasparenza di intenti; l’immagine si trasferisce quindi dapprima su un supporto altro (alluminio legno e ferro principalmente), per poi subire “incursioni” con oggetti della vita di tutti i giorni..

Secondo la Gauntlett, laureata prima qui e poi li, il mondo rischia di implodere dentro il silenzio urbano che scandisce i gesti  e i volti di un calembour sempre uguale e anonimo. La presenza è urgenza dell’esserci e del ritrovarsi , uscendo fuori dalle dinamiche fintamente sociali (twitter, face book, mail) che costringono l’uomo alla solitudine, all’isolamento e all’abbandono, attraverso un intervento sul modus operandi pubblico. Riappropriarsi della comunità è dunque parola condivisa, è immagine reale: nella manipolazione di Hannah, si scorge un vuoto dell’anima, un punto morto in cui la collettività è un informe e fagocitante moto perpetuo che fa rotta verso l’oblio.

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