Rita Aspetti. Sulle passerelle di penultima generazione – classe 1965 – le collezioni si susseguono a ritmi frenetici raccontando di tempi e di luoghi lontani.
Quella del designer americano Thom Browne, Collezione Fall/Winter 2012, si dispiega in un ambiente che sembra ricordare una grande chiesa statunitense, all’interno del quale è possibile osservare una serie di bare affiancate da “manichini reali” rigorosamente vestiti allo stesso modo.
Di fronte, disposti oltre le transenne, i fruitori osservano le modelle che sfilano nel corridoio centrale, mostrando abiti dalle tinte che suscitano atmosfere macabre: tortora, antracite, cemento, nero, stucco, cammello, bianco, silver. I tessuti sono quelli caldi e morbidi dal peso notevole e non solo: panno di lana, tweed, pelliccia, plaid, maglia di lana, seta, lana bouclé, cotone, organza, specchietti, chiffon, feltro. Le forme sono prevalentemente scultoree: solidi sovrapposti che si inalberano sulla superficie dei capi e che dalle spalle scendono lungo il recto formando lunghi strascichi, come la schiena di leggendari dinosauri vissuti in tempi lontani dai nostri; ma anche forme a uovo, a botte affusolata, a tronco di cono rovesciato; forme stratificate, oversize che avvolgono il corpo come si trattasse di quello di creature fantastiche venute fuori da tempi lontani e da luoghi spettrali. Strati di tessuto formano giacche, gonne e abiti progettati secondo strutture che costruiscono una silhouette deformata, perché allargata, ampliata, alzata, allungata su punti quali la vita, i fianchi, le spalle, le braccia. Gioco di destrutturazione corporea creato con rigore e maestria.
Nella Collezione Spring/Summer dello stesso anno, tale gioco è reso con molta più evidenza, tramite la creazione di silhouette oversize dalle proporzioni allungate: gonne geometricamente dritte, lunghe fino al polpaccio bordate con orli a sirena, abiti asimmetrici decorati con frange e piume, cappotti avvolgenti con grandi spalle arrotondate che nascondono il collo mostrando appena il capo, blazer e gilet oltre la linea del ginocchio. I colori sono quelli di una primavera poco floreale e molto “fredda”: bianco ottico, argento acciaio, kaki, giallo calendula, sprazzi di rosso, antracite blu navy, su tessuti come lana, satin, cotone e gabardine. Il tutto è stato presentato in un’atmosfera retrò anni Venti con location quali grandi saloni francesi dove le “deformate” modelle si atteggiano e si muovono ascoltando musiche di Cole Porter fine anni ’20. http://www.thombrowne.com/about.php
Nella Collezione Fall/Winter del 2009/2010, presentata in occasione della 75° edizione di Pitti Uomo, ha celebrato l’uomo intellettuale dagli occhialoni spessi, il cardigan e la cravatta “adesivati” al corpo, pantaloni corti, calzino in vista, ciuffo laccato. Mimando un’intera giornata di lavoro, Browne ha portato in passerella l’impiegato modello, ovvero l’uomo simbolo della moda newyorkese di quegli anni. http://vimeo.com/3080477.
Ancora una volta, le sue creazioni sono presentate con modalità di fruizione che spaziano tra la performance, lo show televisivo e la sfilata.
Perché lo stile di Browne detta una moda fatta con l’arte.
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